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Referendum, Renzi, travolto dal No alla riforma, rassegna le dimissioni

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I SI' si fermano al 40,89%, mentre i NO volano al 59,11% nel dato definitivo al termine dello scrutinio Italia+estero del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Vince il No sei a quattro. Il premier Matteo Renzi incassa la sconfitta e annuncia le dimissioni.  "Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta. Volevo ridurre il numero delle poltrone: la poltrona che salta è la mia" ha annunciato poco dopo la mezzanotte. Ora si scalpita per la successione: in attesa della visita di rito al Quirinale per rassegnare le dimissioni, Lega e M5s invocano le urne.  Fonti del Tesoro informano che il ministro Pier Carlo Padoan non parteciperà all'odierna riunione dell'Eurogruppo prevista a Bruxelles. Finisce con un sorriso amaro sul viso il Governo di Matteo Renzi, durato esattamente 1.017 giorni. Già a metà pomeriggio, quando circolano i primi exit poll che ancora, a urne aperte, non possono essere pubblicati, appare chiaro a palazzo Chigi che il risultato è sfavorevole. Alle nove, a due ore dalla chiusura delle urne, dall'entourage del premier filtra l'intenzione di una conferenza stampa per mezzanotte, segno che il dato è già acquisito.

Chiusi i seggi, alla fine, il risultato è inequivocabile: Il Sì si ferma poco sopra il 40%, il No sfiora il 60%. A mezzanotte in punto, il premier sfodera il miglior sorriso di cui è capace in queste circostanze e annuncia: "Salirò al Quirinale e rassegnerò le mie dimissioni". Perché, spiega, "volevo tagliare le poltrone e non ce l'ho fatta. Perciò la prima che salta è la mia". E aggiunge: "Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, ma io sono diverso". A metà discorso tradisce per un momento l'emozione: "Ho perso, e lo dico con un nodo in gola perché non sono un robot".

I DATI. Questi i dati finali con cui gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale. Il No ha raggiunto quota 59,95%, il Sì è arrivato al 40,05%. Il risultato, calcolato su 61.546 sezioni su 61.551, non comprende il voto dei connazionali all'estero. Questa la percentuale di votanti per regione: la piu' alta affluenza in Veneto (76,66%), mentre la piu' bassa si registra in Calabria (54,43%), in Italia tutta 68,48%. Poi Piemonte 68,48%, Valle d'Aosta 71,90%, Lombardia 74,22%, Trentino-Alto Adige 72,23%, Veneto 76,66%, Friuli-Venezia Giulia 72,51%, Liguria 69,73%, Emilia-Romagna 75,93%, Toscana 74,45%, Umbria 73,47%, Marche 72,84%, Lazio 69,17%, Abruzzo 68,74%, Molise 63,92%, Campania 58,89%, Puglia 61,71%, Basilicata 62,87%, Calabria 54,43%, Sicilia 56,65%, Sardegna 62,44%.

NO VITTORIOSO NELLE ZONE TERREMOTATE. Mentre le scosse non si fermano, i comuni del centro Italia colpiti dal sisma consegnano la vittoria al No, come voto di protesta. Nelle Marche vince il No con il 55,05%, mentre il Sì si ferma al 44,95%  L'Umbria invece si spacca a livello regionale, con il No a 51,17% e il Sì a 48,83%, ma nei comuni colpiti dal terremoto il discorso cambia: a Norcia vince il No col 55,59% e il Sì al 44,41%, a Cascia il no incassa il 53,32%, mentre il Sì si ferma al 46,68%.

SPREAD IN SALITA. Partenza in netto rialzo per lo spread Btp-Bund che si attesta a quota 180 punti base, in virtù di un rendimento dei nostri titoli al 2,04% in rialzo di 14 punti base, mentre quello degli omologhi tedeschi cala di 3 punti base allo 0,24%.

D'ALEMA: NECESSARIA SVOLTA DEL PD, NON ASPIRO A SUCCESSIONE.  "Io riprenderò il mio lavoro, tornerò a Bruxelles dove ho un pochino trascurato gli impegni. Io presiedo la fondazione culturale dei socialisti europei. Il mio è un lavoro culturale Io non competo per nessun incarico, lo farà una generazione nuova. Io sulle politica continuerò ad esprimere le mie opinioni e pensio che nessuno me lo potrà impedire". Lo ha detto Massimo D'Alema dopo il risultato referendario.

COSA SUCCEDE ORA? Si apre uno scenario articolato. Restano infatti il nodo della legge di Bilancio, attualmente al Senato, che va condotta in porto e salvaguardata dalle turbolenze della politica; ma soprattutto quello della legge elettorale. Sulla quale è già scattata la corsa contro il tempo. Il leader del M5s Beppe Grillo - dopo mesi di polemiche contro la legge voluta da Renzi - con un repentino testacoda dice: "La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c'è già: l'Italicum". La legge elettorale infatti, con il largo premio di maggioranza che prevede, premia il primo partito, che potrebbe essere proprio il M5s.

Ed è questa la paura che domina sia dalle parti del Nazareno che da quelle di Forza Italia. Non a caso, già in conferenza stampa, Renzi dice: "Ai leader del fronte del No oneri e onori, a iniziare dalla responsabilità di proporre la legge elettorale. Ci aspettiamo proposte serie e credibili". Mentre Silvio Berlusconi, seguendo i risultati ad Arcore con i suoi fedelissimi, conferma la volontà di sedersi a un tavolo per mettere mano al provvedimento. Di legge elettorale parla subito anche il capogruppo alla Camera degli azzurri Renato Brunetta: "Renzi dice che spetta al fronte del No la riforma elettorale. Non è così, l'onere della riforma elettorale spetta all'intero parlamento con il più ampio consenso possibile perché noi non siamo come te".

Favorevole a rifare la legge elettorale anche Sinistra italiana (che, come piccolo partito, dall'Italicum viene penalizzata): "Bisognerà scrivere con tutti quelli che lo vogliono una nuova legge elettorale. Ci affidiamo alla saggezza del presidente Mattarella per i prossimi passaggi", dice il capogruppo alla Camera di Sinistra italiana Arturo Scotto. Opposta la posizione del segretario della Lega Matteo Salvini, secondo il quale ora che "gli italiani hanno rottamato l'opzione Renzi", "dovrebbero tornare a votare subito, senza governicchi".

Appuntamento nel pomeriggio al Quirinale. La palla ora passa nelle mani del presidente della Repubblica.

 

 

Fonte: LaPresse

 


 

Pubblicato il 05/12/2016


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