Quotidiano Giovani - Tutta un'altra storia

Logo del Quotidiano Giovani
Salute E Scienza

L'endometriosi: una malattia curabile. Parla il dottor Marcello Sergio

Immagine dell'articolo

I consigli e le conoscenze dell'esperto circa l'endometriosi, una malattia poco conosciuta e da non sottovalutare che colpisce le donne.

di Alessia Strinati

 

È partita da pochi giorni la campagna istituzionale informativa per l’endometriosi con uno spot realizzato dal Ministero delle Pari Opportunità in collaborazione con la Fondazione Italiana Endometriosi Onlus.

L’endometriosi è una malattia che per molti anni è stata sottovalutata, anche se colpisce mediamente molte donne: si stima, infatti, che soffrono di endometriosi 14 milioni di persone nell’Unione europea e 150 milioni nel mondo, secondo i dati ONU.

Questa è una malattia cronica e molto complessa che nasce dalla presenza anomala dell’endometrio, un tessuto che riveste l’utero, in altri organi come le ovaie e il peritoneo. Può provocare forti infiammazioni, aderenze e in molti casi anche infertilità. I sintomi dell’endometriosi sono spesso fraintendibili con altre patologie e questo la rende una malattia molto complessa da individuare.

L’endometriosi colpisce principalmente giovani donne, ma oggi, grazie all’informazione e ai controlli, è possibile curarla senza dover subire le gravi conseguenze della malattia. Noi di Quotidiano Giovani, per cercare di fare ancora più chiarezza, abbiamo intervistato il Dottor Marcello Sergio, specializzato in ginecologia, a cui abbiamo chiesto utili informazioni a riguardo.

 

Come ci si accorge di avere l’endometriosi? Quali sono i campanelli d’allarme?

 

Per prima cosa dobbiamo spiegare che cos’è l’endometriosi. L’endometriosi è la presenza di endometrio, ossia del rivestimento interno dell’utero, al di fuori di esso, potendosi localizzare a carico di organi e strutture pelviche, quali le ovaie, i legamenti che sostengono gli organi pelvici, le tube, ma anche retto-sigma, vescica e qualsiasi punto del bacino o addirittura di tutto l’organismo. Quindi è una patologia estremamente complessa talora difficile da diagnosticare, caratterizzata però da alcuni sintomi specifici che devono rappresentare un campanello d’allarme per la donna.

Uno è rappresentato dal dolore mestruale tardivo, ossia da un dolore che anziché diminuire dopo il primo giorno di ciclo, tende ad aumentare in seconda, terza giornata. Il dolore può essere spesso molto intenso, dovuto a sanguinamenti che interessano le strutture endoaddominali.

Vi possono essere alterazioni mestruali con cicli irregolari e abbondanti. In alcuni casi vi può essere anche dispareunia, ossia dolore ai rapporti sessuali.

Talora l’endometriosi può essere causa di sterilità, infatti, è di più frequente riscontro in donne giovani alla ricerca di una gravidanza che si rivolgono al ginecologo per problemi di sterilità.

 

In virtù dei primi sintomi e della conferma di aver contratto la malattia, quali sono i passi successivi da compiere?

 

La diagnosi della malattia endometriosica si può avere mediante ecografia, dosaggio del Ca125, che risulta spesso aumentato, laparoscopia, che consente l’osservazione diretta dei focolai endometriosici endoaddominali, talora risonanza magnetica.

Il consulto con il ginecologo è ovviamente fondamentale per stabilire quale trattamento riservare per la cura. La terapia può essere medica o chirurgica.

Quella medica si basa sull’utilizzo di farmaci estroprogestinici, la classica pillola, possibilmente con un dosaggio estrogenico leggermente più alto rispetto alle consuete pillole anticoncezionali attuali. Il danazolo riduce la stimolazione estrogenica sui focolai di endometrio ovvero l’utilizzo di farmaci analoghi del GnRh che, determinando una menopausa farmacologica reversibile, mettono “a riposo” le aree di endometriosi.

La terapia chirurgica ha lo scopo di asportare le zone di endometriosi lì dove è possibile farlo con maggiore facilità (ovaio, ad esempio, oppure strutture legamentose ed endoaddominali facilmente raggiungibili).

 

Questa malattia si cura o una volta contratta accompagna la paziente per tutta la vita?

 

Con la terapia medica si possono ottenere degli ottimi risultati. In caso di sterilità, si può ricorrere a tecniche di procreazione medicalmente assistita.

I casi meno fortunati sono quelli in cui le localizzazioni endometriosiche non rispondono ai farmaci oppure si trovano in organi o strutture dell’organismo difficilmente raggiungibili e “aggredibili” con l’intervento chirurgico.  

 

Quanto è importante la prevenzione per l’endometriosi e qual è la prevenzione giusta da fare?

 

L’origine della malattia è ancora sconosciuta o meglio vi sono diverse teorie che ne spiegano il meccanismo d’insorgenza. In questo modo è difficile indicare validi strumenti di prevenzione. Ma possiamo senza dubbio dare alcuni suggerimenti: eseguire una accurata visita ginecologica e riferire al ginecologo sintomi e segni che possono sembrare banali, ma che spesso non lo sono (ricordiamo infatti che il dolore caratterizza la malattia, rende la donna irritabile, ne causa talora l’assenza dal lavoro); la dieta può aiutare a migliorare i sintomi. Una dieta ricca di fibre può migliorare la funzione intestinale, privilegiare cibi che influenzano positivamente il meccanismo che è alla base del dolore (ossia la produzione di prostaglandine), quali ad esempio gli alimenti contenenti omega3, riducendo viceversa le carni di origine industriale (contenenti ormoni), la soia (che contiene fitoestrogeni), latte e derivati, alcol, caffeina, grassi saturi di origine animale.

 

Pur essendo una malattia abbastanza diffusa è poco conosciuta: quali sono le informazioni necessarie da sapere? Quali consigli darebbe alle giovani donne circa l’endometriosi?

 

Qualora la donna o l’adolescente presenti dei sintomi dolorosi cronici, talora invalidanti, dolore ai rapporti sessuali, condizioni di affaticamento, astenia spesso non associabili ad altre patologie, è necessario che li riferisca in primo luogo al suo medico di famiglia e successivamente al suo ginecologo. È importante che il racconto dei sintomi sia preciso, dettagliato, in modo da aiutare lo specialista ad arrivare a un sospetto di diagnosi. Sarà poi il ginecologo che, sulla base di quanto riferito dalla paziente, indirizzerà ad eseguire gli accertamenti necessari per confermare l’eventuale malattia. Ancora una volta la comunicazione medico-paziente assume un ruolo di fondamentale importanza nella gestione delle patologie.  



COMMENTI
Nessun commento presente