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Intervista esclusiva a Valentina Corti

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Per il numero di oggi abbiamo il piacere di proporvi l’intervista esclusiva a Valentina Corti, l’interprete che ha recitato nel ruolo di Violetta nella serie internazionale “Titanic - Nascita di una leggenda”.

di Serena Calabrese

 

Ragazzi, per il numero di oggi abbiamo il piacere di proporvi l’intervista esclusiva a Valentina Corti! L’interprete che ha recitato nel ruolo di Violetta nella serie internazionale “Titanic - Nascita di una leggenda” ci parlerà di sé, del percorso che l’ha portata a intraprendere la carriera d’attrice, dei suoi nuovi progetti e di tanto altro ancora. Ma non vi intratteniamo oltre e vi lasciamo alle cose che ha da dirvi.

Valentina, tu hai cominciato a fare l’attrice quasi “per caso” e hai impiegato mesi prima di decidere che sarebbe potuta essere, per te, una strada da percorrere. Ci racconti come hai iniziato e perché, in principio, hai esitato?

Io avevo circa 17 anni e in quel periodo avevo fatto delle foto e avevo iniziato con le pubblicità così, un po’ per gioco, un po’ per guadagnare qualcosa. Ho conosciuto la mia attuale agenzia e il mio agente mi disse: “Perché non prendi in considerazione l’idea di fare l’attrice a un livello professionale?”. Io dissi di no perché dopo il liceo volevo fare economia, volevo fare tutt’altro nella vita. Ho continuato a fare pubblicità, poi mi sono iscritta all’università, ho iniziato a fare i primi esami, ad avere una mia vita da adulta e mi sono resa conto che, in realtà, quella non era la mia strada. Sono stata scelta per un piccolo ruolo in una fiction Rai e quando mi sono ritrovata su quel set mi sono resa conto che era quello che volevo fare. Quindi sono andata avanti, ho studiato in una scuola di teatro e piano piano ho avuto ruoli sempre più importanti, e ho avuto successivamente le conferme che speravo di avere.

Ti stai per laureare in economia, non hai quindi rinunciato agli studi, nonostante la tua carriera di attrice stia andando molto bene. Cosa vuol dire avere una laurea, oggi, secondo te?

Adesso è tutto un po’ più complicato, nel senso che quando si esce dal liceo diventa un po’ una scelta obbligata, se non si ha magari alle spalle già un’attività di famiglia o, comunque, propria. Questo è un peccato perché spinge poi le persone a scegliere facoltà anche solo per ripiego, invece è giusto che la carriera universitaria s’intraprenda se si ha una passione, un interesse per qualche tipo di studio. Io sono proprio un esempio di questo, nel senso che ho scelto economia perché ho pensato che potesse essere una laurea che avrei potuto giocarmi in maniera facile nel mondo del lavoro, però io so benissimo di essere molto più portata per le materie umanistiche. Ho ignorato questa mia attitudine, con tutte le difficoltà che si possono incontrare nel frequentare una facoltà che non rientra proprio nelle tue corde. Comunque, mi sono detta che è sempre meglio concludere questo percorso, perché potrebbe essere casomai un “paracadute”.

Parli spagnolo e inglese molto bene ed è anche per questo che sei stata scelta per interpretare il ruolo della co-protagonista femminile, Violetta, della serie internazionale di Rai Uno “Titanic- Nascita di una leggenda”. Oltre alle doti attoriali, quali caratteristiche potrebbero dare una marcia in più ai ragazzi che vogliono fare gli attori?

Sicuramente le lingue e non solo per questo mestiere, ormai penso per fare quasi qualunque cosa è importante conoscere più lingue possibile o almeno l’inglese. È una marcia in più e per un attore è diventato fondamentale perché ora si lavora molto con le coproduzioni internazionali, quindi il non conoscere l’inglese significa precludersi la possibilità di poter arrivare a grandi set con cast internazionali e registi importanti. Io per ora mi sono fermata a inglese e spagnolo, spero presto di riuscire a fare il corso di francese, voglio mettermi alla prova. 

Dicevamo di “Titanic - Nascita di una leggenda”, la serie tv, coprodotta da Rai Fiction e dalla società italiana Dap - De Angelis Pictures, che ha vinto al Festival della Televisione di Montecarlo la Ninfa d'Oro come miglior serie europea (miglior serie internazionale, “Game of Thrones” della Hbo). Quali sono, secondo te, i punti di forza e i meriti di questa fiction?

Ne ha tantissimi di meriti, basta vederne 5 minuti e ci si rende conto che non è un prodotto televisivo come se ne vedono soprattutto in Italia. Ha una fotografia eccellente, i costumi sono pazzeschi, location e regia sono di qualità, ci sono attori di un certo calibro. È una produzione curata, poi, certo, non è perfetta. Credo che non sia molto adatta al pubblico italiano che è abituato ad altro, però penso che all’estero, l’ha dimostrato il fatto dell’aver vinto questo premio, possa essere apprezzata. Infatti, quando è uscito “Titanic”, non siamo stati molto premiati in Italia, però io c‘ho creduto e ci credo in questo progetto, penso che sia realizzato molto bene.   

Valentina, per te è decisamente un momento d’oro. Ci parleresti dei progetti in cui ti vedremo prossimamente?

In autunno usciranno un po’ di cose tra cui la serie dal titolo provvisorio “Una musica silenziosa” (regia di Ambrogio Lo Giudice), in cui interpreto una giovane ragazza che studia canto lirico al conservatorio, un progetto molto giovanile. Poi uscirà “Né con te né senza di te” per la regia di Vincenzo Terracciano, una storia in costume come “Titanic”, ambientata però alla fine dell’Ottocento, durante i moti rivoluzionari in Italia, la protagonista è Sabrina Ferilli. Il mio personaggio è piccolo ma molto significativo. Ho da poco finito di girare “K2: la montagna d'Italia”, una coproduzione tra Italia e Austria, la regia è di Robert Dornhelm. Parla della scalata del K2 negli anni ’50, io sono l’unico personaggio femminile nella storia, un personaggio inventato, semplice e affascinante, e vivo l’impresa in maniera indiretta, attraverso il mio rapporto sentimentale con uno degli scalatori. Infine, “Romeo&Juliet”, un film anglo-americano con un cast stellare. Io qui ho un piccolissimo ruolo però ci tenevo a partecipare perché, a parte il fatto che la regia è italiana, è di Carlo Carlei che è un grande regista, si tratta della mia prima esperienza cinematografica vera e propria.

Hai rifiutato un posto in banca e l’avrai sicuramente fatto per motivi validi. Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono mantenere i piedi per terra, senza però rinunciare alle proprie ispirazioni?

Per quanto possa sembrare non concreto, bisogna avere i piedi ben piantati a terra per poter fare questo lavoro. In realtà, io credo che il primo passo sia quello di capire cosa si vuole fare nella vita e non uscirne spaventati. Io, per esempio, quando mi sono resa conto che questa poteva essere la mia strada, un po’ ho cercato di convincermi del contrario, perché fa un po’ paura, è un lavoro “precario”, non sicuro, in cui bisogna mettersi in discussione e in gioco praticamente sempre e, quindi, può essere anche un po’ stressante. Alla fine, però, vieni premiato col fatto che vai a lavoro contento, se quello che fai ti piace ne vale comunque la pena. Il mio “consiglio” è quello di scegliere sempre il meglio per se stessi, nel senso di seguire semplicemente i propri desideri e le proprie capacità.

Interviste | di Serena Calabrese | 04/07/2013


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COMMENTI
Scritto da Anna Frasson29/05/2014 23:42
Ma se fidanzata con Lorenzo Martini di un medico in famiglia? Perché lui è molto carino e tu molto bella