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Kasabian: "Niente fronzoli, solo chitarre e rock 'n' roll"

Dopo le divagazioni elettroniche, la band torna alle chitarre: 'For Crying Out Loud" è il nuovo disco in uscita il 5 maggio. Ecco l'intervista de La Repubblica.

di Luigi Bolognini

 

 

Accidempoli, i Kasabian! Accidempoli, già: si può tradurre così il titolo del loro nuovo disco, For crying out loud . O meglio, diciamo che è il modo un po' retrò ed educato per un'esclamazione che in inglese ha quattro lettere e finisce per "ck" e in italiano ne ha cinque e contiene due zeta. "In effetti mio padre mi gridava questa frase un sacco di volte, quando ne combinavo una delle mie. E mi piaceva il tocco romantico dell'espressione. Ma l'abbiamo scelta per il significato letterale, "da gridare a squarciagola", perché queste sono canzoni da urlare tutte assieme, allo stadio", e sorride beffardo Serge Pizzorno, che assieme all'altro cantante Tom Meighan racconta il sesto album della band di Leicester, in uscita venerdì 5 maggio.

 

Ma le vostre canzoni sono sempre state da cantare a squarciagola, è quello che vi ha reso celebri.

"Beh in 48:13, il disco precedente, ci eravamo dati più all'elettronica. Questo è un ritorno alle chitarre, al modo classico di scrivere una canzone pop-rock, quello degli anni Settanta, epoca d'oro in cui c'erano il classic rock, il punk, la disco. E mi sono dato solo sei settimane di tempo per comporre il tutto, e ce l'ho fatta, 10 canzoni sono venute fuori così, pop, pop, pop. Solo due sono seguite più tardi. Ho seguito i dettami di Berry Gordy, della Motown Records: un brano deve catturare nelle prime quattro battute. La parola d'ordine è stata istinto".

 

Non avevate paura di suonare vintage, di rifarvi a tempi che perdipiù neppure avete vissuto?

"La paura l'abbiamo avuta, ma abbiamo evitato il rischio. In un modo molto semplice, almeno in apparenza: mettendo al centro delle belle canzoni, senza fronzoli tipo arrangiamenti strani o derive egocentriche. Sono solo chitarre, senza effetti. Pensi a You're in love with a psycho , Bless this acid house , Good fight . Ho attaccatto all'amplificatore la mia chitarra e siamo partiti. Vogliamo divertire il pubblico tanto quanto ci siamo divertiti noi, serve energia positiva in questo periodo".

 

A chi?

"A tutti. A noi inglesi in primis, con quel disastro totale che è Brexit. Ora vediamo cosa succederà, intanto con questo disco cerchiamo di guarire le ferite, la musica è una importantissima via di fuga. Il mood è down, c'è bisogno di evasione. Per questo il denominatore comune del disco è l'umorismo, a cominciare dal doppio senso del titolo".

 

Lei però in Europa può restare, in quanto figlio di un italiano.

Interviene Tom, ridendo: "Sì, ma il passaporto italiano non l'ha ancora, quindi gli toccherà fare la fila in aeroporto come extracomunitario. Io invece sono per metà irlandese e quindi la fila la salto già".

 

Siete in forma. Non vi ha depresso neppure tutto quel che è successo al Leicester?

"Ci ha fatto arrabbiare a morte, altroché. Prima la vittoria in campionato e noi che festeggiamo suonando per la nostra squadra nello stadio della nostra città. E pochi mesi dopo l'esonero di Ranieri: altro che cacciarlo, avrebbe meritato una statua d'oro. Ed è ridicolo come, appena l'hanno esonerato, la squadra abbia ripreso a vincere, i giocatori gli giocavano contro, siamo furiosi. Del Genoa, la squadra italiana per cui tifo, la prego di non domandarmi nulla".

 

Sì, meglio tornare al disco.

"Di sicuro, anche perché è il nostro migliore in assoluto".

 

Tutte le band dicono che il loro ultimo disco è il migliore, suvvia.

"Ma no, è vero! Anzitutto ci rappresenta. Guardi la copertina: il tipo della foto è Rick Graham, che ci segue nei tour da sempre. E pensi al singolo, You're in love with a psycho , una canzone d'amore, che racconta che tutti possiamo essere pazzi. C'è sempre un momento in una relazione in cui uno dei due va fuori di testa, specie se è una cosa che dura nel tempo. Queste sono canzoni fresche, è un disco che va dritto sul muso. Negli ultimi anni c'è stata un'invasione di pop di solisti. Ma dove sono finite le band? Dov'è finito il rock? Ci voleva un antidoto. E siamo qui".

 

Sarete qui a luglio: il 19 a Taormina, il 21 a Roma, il 22 a Piazzola sul Brenta, il 23 a Lucca, e poi il 3 novembre al Forum di Assago.

"Anche qui non pensi a una frase fatta, ma davvero siamo sempre felicissimi di suonare in Italia. Non solo per le mie origini, ma anche perché siamo venuti qui fin dagli esordi, esibendoci in locali piccoli, a volte piccolissimi, e poi sempre più grandi. Insomma, il nostro seguito è stato naturale, è cresciuto assieme a noi. Quindi nessuno viene per ascoltare un album in particolare, ma per tutto il nostro repertorio".

 

 

Fonte: La Repubblica

 

Pubblicato il 21/04/2017

Interviste | di La Repubblica | 21/04/2017


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