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Jessica Chastain: "Oltre gli orrori vecchi e nuovi con la forza della dolcezza"

L'attrice è Antonina, la protagonista di Zookeeper's wife: "Mi piacciono le donne che lottano contro il ruolo in cui la società le ha relegate". Ecco l'intervista di Vanity Fair a Jessica Castani.

di Alberto Flores D'Arcais

 

 

"Antonina era una donna normale, un essere umano che ha rischiato ogni cosa per salvare altri esseri umani". Lo sguardo di Jessica Chastain si illumina quando parla della sua ultima interpretazione: la Zookeeper's wife (che è anche il titolo del bel film in uscita nei prossimi giorni negli Stati Uniti), la moglie di Jan Zabinski, direttore dello zoo di Varsavia negli anni terribili dell'occupazione nazista, della rivolta nel ghetto e dell'Olocausto. La storia vera (e documentata) di una donna coraggiosa, che insieme al marito ha messo in gioco la propria sicurezza e quella dei suoi figli nascondendo oltre trecento ebrei nella sua casa e nelle gabbie degli animali. E che può essere oggi "fonte di grande ispirazione".

 

In che senso?

"C'è un tema che lega questo film alla realtà di oggi: quello dei rifugiati. Quanto accadde durante la Seconda Guerra Mondiale si ripete, in altre forme, anche oggi. Mi domando cosa avrei fatto io se fossi vissuta allora e cosa posso fare nella realtà odierna. Antonina era una donna comune che decise di aprire le sue porte a persone estranee e questo per me è un grande insegnamento. Era nata a San Pietroburgo, era scappata dopo che le avevano ucciso i genitori, si era ritrovata a Varsavia, giovane ragazza, sola. Per lei l'essere una rifugiata era importante".

 

È un film che parla soprattutto di amore, di compassione, di speranza. Qual è la cosa principale?

"Sono tutte e tre le cose messe insieme. Noi siamo abituati a considerare gli eroi personaggi forti, aggressivi, che combattono. Antonina è eroica, ma non combatte nel senso classico. Lo fa con l'amore, che diventa la sua arma contro l'odio".

 

Come si è preparata al personaggio?

"Quando ho avuto la sceneggiatura, diversi anni fa, me ne sono subito innamorata. Ho letto tutto quello che si sa di lei, ho parlato a lungo con la figlia Teresa, che allora era piccolissima ma è cresciuta con i racconti della madre. E per la prima volta nella mia vita sono andata ad Auschwitz, un'esperienza intensa e terribile che tutti dovrebbero fare. Antonina non sapeva cosa accadeva nei campi, ma le vicende del film sono molto più grandi di quella di una famiglia. Avevo bisogno di andare in quei luoghi, cercare di capire come sia stato possibile".

 

Cosa le piace di Antonina?

"La sua emancipazione, che è quella di una donna nell'Europa degli anni Quaranta. All'inizio lei è insicura, vive all'ombra del marito e si dedica agli animali. Ma quando deve prendersi maggiori responsabilità è lei che diventa la vera leader della casa, è lei che trova forza in se stessa per proteggere gli altri. E alla fine lei e Jan hanno un rapporto paritario".

 

Antonina è anche molto femminile.

"Abbiamo sempre avuto una certa idea su cosa significhi essere coraggiose e dure, che in passato erano caratteristiche soprattutto maschili. Oggi, nel 2017, l'idea del "gender" è molto diversa, è molto più fluida. Puoi essere molto tenera, molto femminile ed essere una leader, essere ambiziosa. Puoi avere un animo delicato ed essere forte. Quello che mi ha emozionato di più nell'interpretare questa parte è stato esplorare la dolcezza di Antonina: ha creato tenerezza in momenti davvero oscuri e drammatici".

 

Non sono un po' troppo sofisticati gli abiti, date le circostanze?

"La figlia ha detto che non ha visto mai la madre indossare i pantaloni. I vestiti mettono in risalto la sua femminilità, che come dicevo è parte importante di Antonina. E anche il fatto che lei mostri i suoi vestiti alle donne rifugiate, è un modo di comunicare molto femminile. Ho evitato però che diventasse una femme fatale, ad esempio nella scena in cui doveva sedurre un nazista".

 

È accaduto realmente?

"Non con il vero Lutz, il "triangolo amoroso" con Jan e lui è una finzione del film. Ma accadde veramente con un altro soldato nazista. Trovo straordinario che una donna sia pronta a sacrificare se stessa per salvare la famiglia. È una cosa che penso farei anche io".

 

Nei suoi film interpretata quasi sempre donne molto forti...

"Mi piacciono i personaggi che sfidano lo status quo, sono stimolata dalle donne che lottano contro il ruolo in cui la società le ha relegate. Ed è ciò che cerco di fare anche nella mia vita reale".

 

Cosa dice questo film ai giovani di oggi?

"Speranza ma soprattutto azione. Per chi si sente senza speranza Antonina può essere di grande ispirazione, la sua è un'energia contagiosa. Poi occorre imparare dalla storia. Leader come Hitler e Mussolini hanno iniziato attaccando la stampa, poi sono passati all'intellighenzia. Quando pensi a quella sequenza dici "ah, vedo qualcosa di simile anche oggi". Noi dobbiamo essere pronti all'azione. Per me è stato incredibile che una delle più grandi manifestazioni della storia americana si sia chiamata "la marcia delle donne". Io c'ero, e c'erano anche moltissimi uomini e non aveva alcuna importanza il background o l'identità sessuale".

 

Se dovesse definire la vicenda di Antonina e Jan con una semplice frase?

"Hanno nutrito la speranza nei tempi più oscuri".

 

Fonte: Vanity Fair 

 

 

Pubblicato il 31/03/2017

Interviste | di | 31/03/2017


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