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Dan Stevens: «Uomini, fuori il fazzoletto»

Il buono sfortunato di Downton Abbey ora diventa il «cattivo» in La Bella e la Bestia. Ecco l'intervista di Vanity Fair a Dan Stevens.

di Andrea Corugati

 

 

Occhi azzurro lago, capelli biondo cenere, accento britannico marcato, look classico e atteggiamento misurato. Dan Stevens non a caso era stato scelto come protagonista di Downton Abbey (era Matthew, il marito di Lady Mary), anche se poi decise di abbandonare la serie alla terza stagione, con un incidente d’auto che causò uno shock tra i fan (tanto che alla fine lui si era scusato della dipartita volontaria). Adesso Dan ha 34 anni e lo vediamo su Fox, nei panni del mutante protagonista di Legion. Il 16 marzo lo ritroveremo invece nei panni della Bestia nel remake del classico Disney La Bella e la Bestia, al fianco di Emma Watson.

 


Questo film sembra destinato a piacere al pubblico femminile.
«È curioso. Molti miei amici maschi quando hanno saputo che avrei avuto la parte si sono entusiasmati, mi hanno detto che hanno amato la favola. Io credo racconti anche la storia del nostro dualismo, della femminilità e della mascolinità che fanno parte della nostra personalità, e penso che questa versione piacerà agli uomini. Poi non lo diranno a voce alta, ma molti si commuoveranno e si faranno prestare il fazzoletto dalla fidanzata».
 
Com’è stato diventare la Bestia?
«Una faticaccia. Abbiamo usato tecniche molto innovative e ho recitato tutto il tempo in una sorta di tuta spaziale. In un momento successivo, abbiamo registrato le espressioni del volto e le abbiamo aggiunte. Avevo anche un impianto di raffreddamento come quello della Formula Uno. Tra un ciak e l’altro mi attaccavano un tubo al sedere, e attraverso un reticolato di tubicini mi raffreddavano con acqua gelida. Ho dovuto mangiare davvero come una bestia, perché ogni giorno perdevo peso e dovevo comunque garantire una certa prestanza. È stata la cosa più difficile sopportare la fatica fisica».

 

La sua Bestia è diversa dal passato.

«Ci sono piccole differenze. Per esempio, non è Belle che gli insegna a leggere: lo riconnette a un piacere che già conosceva, come per la danza. Poi, oltre alla scena del valzer, esperienza completamente nuova per me e per la quale avrò perso dieci chili, ci sono anche un nuovo balletto e una nuova canzone. Ero terrorizzato».

 

Il messaggio è comunque molto attuale: la paura del diverso è immotivata.

«È uno dei temi più rilevanti, nel film e nella società. È una storia d’amore, e l’amore comincia sempre con la comprensione. Ogni relazione inizia dal capirsi. Invece, quante folle inferocite vogliono uccidere la Bestia perché non la vedono per ciò che realmente è? Belle va oltre le apparenze, vede il potenziale della Bestia, e l’amore trasforma anche lui, perché cambia il modo in cui interpretiamo il mondo. Un’ottima risposta contro i pregiudizi e i fenomeni d’intolleranza che crescono ogni giorno in tutto il mondo».

 

Crede alle favole?

«Credo sia importante continuare a raccontarle, perché affrontano temi universali. Tutti noi abbiamo imparato molto avendole lette, ascoltate o guardate».

 

È vero che lei era un ragazzino ribelle?

«Proprio ribelle magari no, ma ho sempre avuto un problema con le istituzioni e le autorità. Un’attitudine che in questi anni ho cercato di limitare e di incanalare in un modo più sano». 

 

Recitare l’ha aiutata?

«Molto, grazie al metodo usato da un mio professore. Quando facevo casino, mi metteva su un palco e indirizzava la mia energia su progetti artistici».

 

 

Fonte: Vanity Fair

 

 

 

Pubblicato il 08/03/2017


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