Quotidiano Giovani - Tutta un'altra storia

Interviste
Immagine dell'articolo

Casey Affleck: "Solo due fratelli hanno entrambi vinto l'Oscar: io e Ben"

Una carriera lenta a decollare, nonostante una nomination nel 2008 e film d'autore, premiata ora con la statuetta per il miglior attore per "Manchester by the sea": ecco l'intervista de La Repubblica a Casey Affleck.

di Silvia Bizio

 

 

Quella di Casey Affleck è una di quelle storie che piacciono a Hollywood. Fresco di Oscar come migliore attore per Manchester by the sea di Kenneth Lonergan, Affleck è il fratello minore rimasto per anni all'ombra del fratellone Ben e ora finalmente uscito alla ribalta. Uno timido e l'altro estroverso, uno misterioso e l'altro divo. In comune hanno un film (Gone baby gone, dove Casey ha recitato diretto da Ben) e un amico come Matt Damon, produttore di Manchester by the sea. Il film, girato con 8 milioni di dollari, ne ha incassati più di 60 nel mondo. Una carriera, quella di Casey, lenta a decollare, nonostante grandi registi, da Gus Van Sant (Da morire, Will Hunting) a Steven Soderberg (i tre "Ocean's"), e una candidatura agli Oscar nel 2008 per L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Ma un'ombra stenta a dissiparsi. Nel 2009, sul set di Joaquin Phoenix- Io sono qui!, diretto da Casey e interpretato dall'allora cognato (Casey era legato a Summer Phoenix, insieme hanno due figli, Indiana August e Atticus), Affleck fu accusato di molestie sessuali da due donne della troupe. Il caso si chiuse con un accordo privato, di cui le due parti non possono parlare. "Credo che qualsiasi tipo di maltrattamento sia inaccettabile e ripugnante", sono le sue uniche parole al Boston Globe. Ma ora è tempo di festeggiamenti: statuetta in mano, barba incolta (esigenze di scena per il nuovo film Light of my life) lo abbiamo incontrato nel backstage del Dolby Theatre, dopo aver ricevuto l'Academy Award davanti a un commosso Ben.

 

Affleck, nel suo discorso ha preferito i sentimenti alla politica.

"Non riuscivo a dire nulla. Avevo la testa vuota, ero sotto shock. Il microfono mi terrorizzava, non sopportavo tutti quegli occhi addosso. Mi sarebbe piaciuto fare un bel discorso, e invece nulla. Mi sono addirittura dimenticato di ringraziare i miei figli. Sceso dal palco mio figlio August mi ha chiamato arrabbiato. "Non ci hai nemmeno menzionato!". Mi sono sentito un verme. Sarebbe stata la cosa più importante da dire e ho fallito".

 

Manchester by the sea è stato girato a Boston, vicino alla città dove è nato e ha passato l'infanzia. Come è stato tornarci?

"Strano, dato che nel film Boston è una città piena di fantasmi per il protagonista, mentre per me è bellissima. Sono passati tanti anni ma resta la mia casa. Ogni luogo mi ricordava le scorribande, le fidanzatine, i posti dove andavo da ragazzino insieme a Ben e i suoi amici. Sono sempre stato il piccolo del gruppo, la loro mascotte".

 

A proposito di Ben, lo abbiamo visto commuoversi quando è salito sul palco. Che effetto le ha fatto ricevere il premio in sua presenza?

"Forse ha pianto perché il discorso gli faceva schifo! Scherzi a parte, mi è sempre stato vicino negli anni e mi ha sempre dato consigli. Nostro padre era un alcolista e ci ha abbandonati molto presto, per me Ben è qualcosa in più che un fratello maggiore. Non per vantarmi, ma è bello pensare che dopo tante difficoltà oggi possiamo dire di essere gli unici due fratelli ad aver vinto un Oscar".

 

Cambierà la sua vita di attore questo premio?

"Quasi nulla. Rinforza soltanto la mia convinzione che se vuoi fare davvero una buona performance devi lavorare con bravi registi e bravi sceneggiatori. Perché, diciamolo, il 90% del mio lavoro dipende da loro. E Kenny (Lonergan, ndr) è il migliore".

 

Il suo personaggio è propenso ai sensi di colpa, uno che non si ama. Anche lei è così?

"A me succede solo con le persone a cui davvero tengo. Ma anche se non arrivo al punto di essere disgustato da me stesso, spesso sono molto autocritico. Forse il fatto di non essere spesso riconosciuto per strada mi rende meno ossessionato da me e dalle opinioni degli altri su di me. Sono quello che sono, nel bene e nel male. Ma posso essere anche il re delle conversazioni da bar. Passo giornate intere a parlare del nulla. È anche un modo per evitare di affrontare argomenti seri, lo ammetto".

 

 

Fonte: La Repubblica

 

 

Pubblicato il 02/03/2017

 

Interviste | di La Repubblica | 02/03/2017


Condividi con

COMMENTI
Nessun commento presente