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La storia della festa del papà

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Il 19 marzo si festeggia San Giuseppe e con lui tutti i padri. La data è quella dei paesi cattolici. Altrove si celebra in giugno.

di Chiara Pizzimenti

 

«Solennità di San Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia». Il Martirologio Romano, il libro che raccoglie il calendario liturgico e le feste religiose, e questo si legge per il 19 marzo. Da noi è la festa del papà, una festa laica che in altri paesi si festeggia la terza domenica di giugno. L’idea è del secolo scorso quando si è voluto riconoscere il ruolo del padre come della madre e, come invita a fare il filmato del video, a comunicare con i propri padri.

 

LA PRIMA FESTA DEL PAPÀ

La festa si è aggiunta a quella già esistente della mamma all’inizio del 1900. Le origini sembrano documentate negli Stati Uniti. Il 19 luglio 1910 il governatore dello Stato di Washington proclamò il primo «Father’s Day» della nazione. Sonora Smart Dood, ispirata probabilmente da un sermone sentito alla festa della mamma dell’anno precedente, dedicò la festa al veterano di guerra William Jackson Smith, simbolo della figura paterna. Ancora prima, nel 1908, la causa della festa del papà era stata sostenuta da una chiesa della Virginia con un sermone in memoria di 362 uomini morti nel crollo di una miniera. Nel 1909 una donna cresciuta, insieme ai cinque fratelli, da un vedovo aveva già cercato di creare la ricorrenza. 

 

DA NOI IL 19 MARZO 

Come in altri paesi di tradizione cattolica in Italia si è scelto il giorno di San Giuseppe, marito di Maria, l’uomo che crebbe Gesù, esempio di padre e marito modello, come data per la ricorrenza. San Giuseppe, secondo la tradizione, protegge anche gli orfani e le giovani nubili. Nella festività è tradizione in Sicilia invitare i poveri a pranzo. In zone diverse si fa coincidere questa ricorrenza con la fine dell’inverno. Fra i pimi a festeggiare il santo in questa data ci sono stati i monaci benedettini nel 1030, i Servi di Maria nel 1324 e iFrancescani a partire dal 1399. 

 

DOLCE PAPÀ 

Anche il dolce tipico della festa, la zeppola, raccoglie una tradizione biblica. L’origine è nella storia della fuga in Egitto. Per mantenere la famiglia in quel periodo Giuseppe dovette vendere frittelle.

 

LE ALTRE DATE

La festa del papà è la terza domenica di giugno in molti paesi nel mondo, a partire dagli Usa. Estiva è la data di istituzione negli Stati Uniti e per questo è rimasta in giugno anche quando il presidente Lyndon Johnson l’ha proclamata festa nazionale nel 1966. In Russia è il 23 febbraio e i padri sono ricordati come difensori della patria. In Corea del Sud l’8 maggio è il giorno dei genitori. In Danimarca è il 5 giugno, giorno dedicato alla Costituzione. In Germania si festeggia nel giorno dell’Ascensione, 40 giorni dopo la Pasqua. Si chiama Männertag o Herrentag, giorno degli uomini. Molti paesi festeggiano in estate, ma si arriva fino a dicembre, il 5, in Thailandia, dove la festa coincide con il compleanno del defunto sovrano Rama IX, padre della nazione. 

 

MA È LA FESTA DEL PAPÀ O ANCHE DEL BABBO?

La festa vale che voi diciate babbo o papà. Il primo termine non su utilizza solo in Toscana, ma anche in Emilia-Romagna, in Umbria, nelle Marche e in Sardegna. Vale come papà, anzi è una forma autocotona, locale, mentre quella con la p è un francesismo, anche se antico come ricorda l’accademia della Crusca. Nel vocabolario ottocentesco non c’era papà. Padre era il termine nobile, babbo quello affettuoso dei bambini e papà veniva definito «una leziosaggine francese che suona nelle bocche di quegli sciocchi, i quali si pensano di mostrarsi più compiti scimmiottando gli stranieri». Nel Novecento si inverte la tendenza: il papà prende il sopravvento e babbo diventa un regionalismo.

 

 

Fonte: Vanity Fair

 

 

 

Pubblicato il 19/03/2017

Approfondimento, Politica, Società | di Vanity Fair | 19/03/2017


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